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Duomo di Milano: cinque tappe in realtà virtuale

07.09.2026

Una guida in carne e ossa e cinque immersioni in realtà virtuale, ciascuna in un'epoca diversa. È la Duomo Smart Experience, il percorso immersivo della Veneranda Fabbrica del Duomo realizzato con WAY Experience: si parte da piazza del Duomo, si prosegue dietro l'abside e si conclude nel Museo del Duomo.

Non è la tecnologia il punto. È il fatto che ogni tappa ti mette davanti agli occhi un momento preciso della storia della Cattedrale — l'XI secolo, il cantiere di fine Trecento, i barconi del marmo, il tetto nel 1774, la piazza dell'Ottocento — nel punto esatto in cui quella storia è avvenuta. Quando togli il visore, hai davanti lo stesso luogo, oggi.

 


Come funziona la visita

Il percorso è accompagnato per intero da una guida, che introduce ogni tappa e riprende il racconto quando i visori vengono tolti. Due tappe si svolgono all'esterno, in piazza del Duomo e dietro l'abside, dove per secoli è sorto il cantiere; tre si svolgono nel percorso del Museo del Duomo, tra le statue trecentesche, i doccioni, le vetrate e la riproduzione a grandezza naturale della Madonnina.

I visori vengono consegnati all'inizio e ritirati alla fine; la guida parla in radioguida, così il racconto resta chiaro anche nel rumore della piazza e non disturba gli altri visitatori del Museo. I contenuti in realtà virtuale sono disponibili in sei lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo, tedesco e cinese.

La visita guidata dura 60 minuti. Il percorso dedicato alle scuole dura 75 minuti.

Chi visita come singolo o in famiglia, al termine della visita guidata, accede in autonomia con lo stesso biglietto alla Cattedrale e alle terrazze, raggiungibili a piedi dalle scale.

 


Cinque tappe, cinque epoche

Milano prima del Duomo. Nell'XI secolo, dove oggi c'è la Cattedrale, sorgeva il complesso episcopale: due basiliche, Santa Maria Maggiore e Santa Tecla, e due battisteri. In quello di San Giovanni alle Fonti, nel 387, Ambrogio battezzò Agostino. In Santa Tecla era custodito il Santo Chiodo, che secondo la tradizione l'imperatore Teodosio aveva donato ad Ambrogio. Intorno alla piazza, botteghe e venditori così numerosi da invadere i portici.

Il cantiere. Nel 1386 l'arcivescovo Antonio da Saluzzo e Gian Galeazzo Visconti danno avvio a un'impresa che attraverserà i secoli. Nasce la Veneranda Fabbrica, arrivano architetti e capomastri da Francia e Germania, si scelgono il gotico in versione lombarda e, al posto del mattone, il marmo. A finanziare i lavori sono in buona parte i milanesi stessi: chi dona quello che può, chi si mette al servizio del cantiere.

Il viaggio del marmo. Il marmo di Candoglia scende dalle Alpi della Val d'Ossola: dalla foce del Toce ai barconi sul Lago Maggiore, poi il Ticino, poi il Naviglio Grande, fino al Laghetto di Santo Stefano, a trecento metri dal cantiere. Sui blocchi è incisa la sigla A.U.F., ad usum fabricae: esenzione dai dazi e priorità assoluta. Un privilegio così conveniente che alcuni barcaioli ci nascondevano in mezzo altre merci, rischiando di vedersi trattenere parte del compenso.

Il tetto e la Madonnina. Nel 1774, sulla Guglia Maggiore progettata da Francesco Croce, viene posata la Madonnina: 108,5 metri d'altezza, lastre dorate su un'armatura interna. La tradizione dice che nessun edificio possa superarla, e i milanesi l'hanno rispettata a modo loro — ogni volta che un palazzo sale più in alto, in cima ne va una copia. Intorno, le terrazze: 8.000 metri quadrati, il tetto calpestabile più ampio di una cattedrale gotica.

La facciata. Per oltre quattrocento anni il Duomo è rimasto senza un volto suo, con davanti la vecchia facciata di Santa Maria Maggiore smontata e rimontata. Da Pellegrino Tibaldi in avanti si sono succeduti progetti e concorsi — Bassi, Buzzi, Vanvitelli, Cagnola, Pollack — finché nel 1805 Napoleone impose di finirla: la facciata che vedi oggi è quella di Carlo Amati e Giuseppe Zanoia. Nel 1884 un nuovo concorso fu vinto da Giuseppe Brentano con un progetto neogotico e fiabesco, ma Brentano morì prematuramente e la facciata rimase quella napoleonica.

 


Un'opera che non finisce mai

Le guglie del Duomo sono 135, popolate da santi, angeli e doccioni dalle forme mostruose. La prima, posata nel 1404, porta il nome di Marco Carelli, il mercante che lasciò tutti i suoi beni alla Fabbrica. I cinque portali di bronzo, posati tra il 1909 e il 1965 al posto delle antiche porte di legno, raccontano l'Editto di Milano, la vita di Ambrogio, la cacciata del Barbarossa, la costruzione della Cattedrale e la vita di Maria.

Il marmo però è fragile e il restauro non si interrompe mai: è da qui che viene il modo di dire milanese longh cumè la fabrica del domm, lungo come la fabbrica del Duomo. La Veneranda Fabbrica lavora senza sosta dal 1387, e continua oggi.

 


Per informazioni, disponibilità e prenotazioni scrivi a prenotazioni@adartem.it oppure chiamaci allo 02 6597728. Tutti i dettagli sono nella pagina dedicata alla visita al Duomo di Milano in realtà virtuale.

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